Scuola, Bianchi taglia 9.600 cattedre

Nel decreto legge n. 36 del 30 aprile 2022 uscito in Gazzetta Ufficiale si è palesata ufficialmente l’intenzione da parte del Governo di attuare la riforma scolastica. Inutile dire, però, che i riscontri ottenuti non sono stati dei migliori.

Tra il nuovo percorso didattico, la richiesta ai docenti di una formazione continua e i tagli alle

 

cattedre, la suddetta riforma non è piaciuta a molti. I fondi per il mondo scolastico, infatti, sono stati dirottati altrove assumendo come causa il calo degli alunni che ci sarà nei prossimi anni. La decrescita demografica, dunque, è una delle motivazioni portate avanti dal Ministro Bianchi.

 

Le nuove regole della riforma scuola

Il sindacato ANIEF, Associazione Nazionale Insegnanti E Formatori, ha già preannunciato uno sciopero dei propri scompartimenti per il 6 maggio. Anche altre associazioni sindacali sarebbero sul piede di guerra per quanto decretato dal Ministro dell’Istruzione.

L’articolo 44, in particolare, è denominato Formazione iniziale e continua dei docenti delle scuole secondarie. Al suo interno si può leggere come l’intenzione sia quella di avere docenti che seguano percorsi in grado di formarli in maniera costante. Non solo nel proprio ambito, ma anche in quello linguistico, in quello digitale e nelle metodologie didattiche.

Per fare ciò, naturalmente, servono un gran quantitativo di fondi. La formazione, in ogni caso, sarà su base volontaria. Ma obbligatoria per i neo assunti. Alla fine di questo percorso, chi avrà avuto esito positivo verrà incentivato con un premio una tantum.

 

Il taglio delle cattedre

Come si è già visto, per il Ministro Bianchi il futuro taglio delle cattedre, 9.600 in totale, è da accreditarsi al calo demografico che sta colpendo l’Italia. Infatti, all’interno del decreto-legge si nota chiaramente che vi sarà una razionalizzazione dell’organico di diritto.

Ciò avverrà a partire dall’anno scolastico 2026/2027, «in misura pari a 1.600 posti a decorrere dall’anno scolastico 2026/2027, 2.000 posti a decorrere dall’anno scolastico 2027/2028, a 2.000 posti a decorrere dall’anno scolastico 2028/2029, 2.000 posti a decorrere dall’anno scolastico 2029/2030 e a 2.000 posti a decorrere dall’anno scolastico 2030/2031».

Una decisione che non convince nessuno. I posti tolti, infatti, serviranno a finanziare i professori che volontariamente decideranno di proseguire la propria formazione continua. Quest’ultima, però, dovrà avvenire al di fuori dell’orario scolastico andando ad allargare ancora di più la discriminazione già messa in atto.

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