La dispersione scolastica

La scuola è un elemento importantissimo all’interno della società e nella vita di ognuno di noi. Tramite il suo operato vengono formate intere generazioni all’amore per la cultura, ma anche alla creazione del proprio senso critico. L’istruzione rappresenta il metodo più adeguato per poter uscire da situazioni socialmente debilitanti. Attraverso questo mezzo si è in grado di comprendere i limiti imposti dalla propria posizione di partenza e di superarli. Proprio perché vitale per la sana crescita di bambini e adolescenti, bisogna fare in modo di limitare la dispersione scolastica.

 

Cos’è la dispersione scolastica

Per dispersione scolastica si intendono tutti quei comportamenti che incentivano l’assenza da scuola da parte degli studenti e delle studentesse. Un fenomeno che molti credono ormai debellato, ma che purtroppo grava ancora tanto sulle spalle degli istituti italiani.

Nonostante la presenza dell’obbligo d’istruzione, sono ancora troppi coloro che lasciano la scuola in età adolescenziale o preadolescenziale. I motivi possono essere diversi: lo scarso interesse per la formazione scolastica da parte dei genitori, i problemi economici oppure un contesto socio-culturale assai difficile.

Situazioni di malessere di vario genere che possono sfociare anche in vere e proprie violenze nei confronti dei minori in questione. Per limitare la dispersione scolastica, ogni anno l’Anagrafe Nazionale degli Studenti (ANS) fa una mappatura degli studenti italiani. Tra i dati riportati, per esempio, è evidente che gli alunni maschi siano soliti a lasciare la scuola molto più spesso rispetto alle colleghe femmine. Il divario si aggrava maggiormente se si tratta di stranieri.

 

I dati della dispersione scolastica

Il MIUR ha redatto un documento con sopra riportati i dati della dispersione scolastica. Esso analizza gli anni che vanno dal 2017 al 2020 ed è stato pubblicato nel maggio del 2021. Si indagano al suo interno anche le variabili quali l’età degli studenti e i territori interessati dal fenomeno.

In particolare, si può notare come la situazione più grave si verifichi nel Meridione. Nel documento in questione si legge chiaramente che «tra le singole regioni spiccano la Sicilia, con un tasso di abbandono del 1.07%, e la Calabria e la Campania, rispettivamente con lo 0,75% e lo 0,74%. Le percentuali più basse si evidenziano in Molise con lo 0,34%, in Umbria con lo 0,47% e in Veneto con lo 0,49%».

 

Il momento cruciale e gli incentivi

Il passaggio da un ciclo scolastico all’altro, inoltre, risulta essere un momento cruciale per gli alunni a rischio. Coloro che hanno abbandonato l’istruzione durante il trasferimento dal I ciclo al II ciclo, durante l’anno scolastico 2017/18, si attestano al numero di 7.628.

Molti decidono, infatti, di non continuare con l’istruzione obbligatoria, ma di aderire a percorsi formativi professionalizzanti. Il problema, però, è che la bassa istruzione costringe spesso a svolgere lavori poco appaganti e, soprattutto, non sempre retribuiti in maniera degna.

Per limitare la dispersione scolastica, dunque, servono incentivi per le famiglie più fragili in modo che possano comprendere come la scuola sia un valido aiuto per loro. Infatti, una maggiore istruzione per i loro figli rappresenta il modo più adeguato per raggiungere risultati professionali migliori e per fuoriuscire da contesti sociali non sempre idilliaci. 

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