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Trattenimento in servizio fino a 70 anni: cosa cambia per docenti e personale pubblico

Trattenimento in servizio fino a 70 anni: docenti giovani che restano esclusi

Trattenimento in servizio fino a 70 anni: non si tratta più solo di una scelta personale, ma di una possibilità che passa attraverso la decisione dell’amministrazione. Difatti, con la Legge di Bilancio 2025, lo Stato introduce una misura che promette di valorizzare l’esperienza dei lavoratori pubblici più anziani, ma che al tempo stesso solleva dubbi su equità e ricambio generazionale.

Il nuovo meccanismo del trattenimento in servizio fino a 70 anni si applica a tutte le pubbliche amministrazioni, comprese scuole e istituti statali, e riguarda sia il personale dirigenziale che non dirigenziale.

Tuttavia, non si tratta di un diritto automatico per il dipendente: è l’Amministrazione a decidere chi può restare, entro un limite massimo del 10% delle disponibilità di assunzione.

Una misura per tutelare l’esperienza, ma non a domanda

L’obiettivo dichiarato è chiaro: mantenere in servizio figure con esperienza nei momenti più delicati di transizione. I dirigenti e i dipendenti trattenuti potranno svolgere attività strategiche come:

  • il tutoraggio dei neoassunti,
  • il trasferimento delle competenze,
  • la gestione di aree critiche dove non è possibile rimpiazzare subito il personale in uscita. 

 

Ma attenzione: nessun lavoratore può fare richiesta per rimanere in servizio.
Secondo la Direttiva del Ministro per la Pubblica Amministrazione del 21 gennaio 2025, il trattenimento non rappresenta un diritto individuale e non può essere richiesto dal dipendente: difatti, è attivato solo su iniziativa dell’amministrazione.

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha confermato con una nota ufficiale che anche docenti e personale ATA non possono presentare domanda per restare a scuola oltre i limiti ordinari. La scelta resta totalmente a discrezione dei dirigenti e degli uffici territoriali.

Durata e limiti: flessibilità sì, improvvisazione no

Non c’è un periodo minimo di trattenimento in servizio fino a 70 anni, ma le amministrazioni sono invitate a garantire una permanenza stabile e continuativa, per assicurare coerenza organizzativa.

In pratica, il prolungamento dovrebbe durare almeno un anno, evitando formule frammentate o temporanee che rischierebbero di creare confusione nella gestione del personale.

Si tratta quindi di una misura flessibile, pensata per casi specifici: dove serve continuità, esperienza e supporto al personale in ingresso. Ma proprio questa selettività genera interrogativi nel mondo del lavoro pubblico: chi verrà scelto? E con quali criteri?

Valorizzazione o freno al ricambio?

Il trattenimento in servizio fino a 70 anni si colloca a metà strada tra valorizzazione e necessità organizzativa.

Da un lato, offre alle amministrazioni uno strumento per non disperdere competenze preziose; dall’altro, rischia di limitare l’accesso dei giovani nel pubblico impiego, soprattutto in comparti come la scuola, dove la stabilità del personale è già un tema sensibile. La sfida ora è trovare un equilibrio: premiare l’esperienza senza bloccare il futuro.

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