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Corso Dattilografia: impara a scrivere con 10 dita e ottieni 1 punto nelle graduatorie ATA

Il corso di Dattilografia

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Segretario Coordinatore Amministrativo

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Come la qualifica di Segretario Coordinatore Amministrativo ti apre le porte di Scuola, Pubblica Amministrazione e Azienda

Chi si avvicina al mondo delle graduatorie ATA scopre subito che l’attestato di dattilografia è uno dei titoli più convenienti da conseguire: vale 1 punto pieno per il profilo di Assistente Amministrativo, si ottiene con un corso online e non ha scadenza. 

Ma dietro al valore in graduatoria c’è una disciplina vera, con una storia lunga oltre un secolo e una tecnica precisa che — una volta acquisita — cambia in modo permanente il rapporto con la tastiera. 

Ecco la guida che ti spiega cos’è la dattilografia, come funziona la tecnica dei 10 dita e perché impararla conviene sia sul piano professionale che su quello pratico, ogni giorno davanti allo schermo.

Cos’è la dattilografia e perché impararla

La dattilografia è la disciplina che studia e insegna l’uso corretto e sistematico della tastiera

Non si tratta semplicemente di “saper scrivere al computer” — come fa chiunque utilizzi uno smartphone o un PC — ma di padroneggiare una tecnica specifica che assegna a ciascun dito delle mani una zona precisa della tastiera, eliminando la necessità di guardare i tasti durante la digitazione. 

Il risultato è una scrittura più veloce, più accurata e meno affaticante, basata sulla memoria muscolare invece che sul controllo visivo continuo.

Nell’ambito delle graduatorie ATA, la dattilografia è riconosciuta come competenza professionale qualificante per chi svolge attività di segreteria scolastica: gestione della corrispondenza, redazione di circolari, inserimento di dati nei sistemi informativi ministeriali, comunicazioni con famiglie ed enti. 

Per chi aspira al profilo di Assistente Amministrativo, impararla non è solo un modo per ottenere un punto in graduatoria: è anche la preparazione concreta a una delle attività centrali del ruolo.

Corso Dattilografia
Corso Dattilografia

Dalla macchina da scrivere alla tastiera moderna: breve storia

La dattilografia nasce nella seconda metà dell’Ottocento, in parallelo con la diffusione delle prime macchine da scrivere commerciali. La Remington No. 1, commercializzata a partire dal 1874, fu la prima macchina a tastiera a trovare impiego su larga scala negli uffici americani ed europei. 

Con essa nacque la necessità di formare personale specializzato: scrivere a macchina non era un’abilità spontanea, ma una competenza tecnica da apprendere con metodo, esattamente come si impara a suonare uno strumento.

Nei decenni successivi la dattilografia divenne una materia scolastica vera e propria, insegnata negli istituti tecnici e commerciali, con manuali codificati, esercizi progressivi e prove di velocità misurate in “battute al minuto”. 

Le scuole di segretariato formavano intere generazioni di lavoratori — prevalentemente donne — che nella dattilografia trovavano una competenza spendibile e riconosciuta nel mercato del lavoro.

Con l’arrivo del personal computer negli anni ’80 e ’90, la macchina da scrivere scomparve rapidamente dagli uffici, ma la tastiera rimase — anzi, si moltiplicò. 

Oggi è lo strumento di lavoro più usato in assoluto in qualsiasi contesto professionale, eppure la maggior parte delle persone la utilizza senza aver mai ricevuto un’istruzione sistematica su come farlo correttamente. 

Si digita con due o quattro dita, si guarda la tastiera mentre si scrive, si rallenta ogni volta che si cerca un tasto. La dattilografia moderna — quella che si insegna nei corsi riconosciuti dal MIM — nasce proprio per correggere queste abitudini, portando sull’attuale tastiera del computer la stessa sistematicità che i dattilografi del Novecento applicavano alla Remington.

La tecnica dei 10 dita: cos’è la tastiera cieca

Il cuore della dattilografia moderna è la tecnica dei 10 dita, nota anche come tastiera cieca o touch typing. Il principio è semplice nella descrizione ma richiede pratica per essere interiorizzato: ogni dito ha un compito preciso, copre una zona specifica della tastiera, e si muove autonomamente verso i tasti di propria competenza senza che gli occhi debbano verificare dove si trova la mano.

Il punto di partenza è la cosiddetta posizione base o home row: le dita di entrambe le mani vengono posizionate sulla fila centrale della tastiera, quella che in una tastiera italiana contiene i tasti A, S, D, F a sinistra e J, K, L, Ò a destra. 

Da questa posizione, ogni dito si allontana per raggiungere i tasti di sua competenza — quelli nella fila superiore, in quella inferiore, nella colonna dei numeri — per poi tornare automaticamente alla posizione di partenza. I pollici sono dedicati alla barra spaziatrice.

La suddivisione è precisa e simmetrica:

  • Mano sinistra: il mignolo gestisce i tasti più a sinistra (Q, A, Z e tasti speciali), l’anulare copre W/S/X, il medio E/D/C, l’indice F/R/V/G/T/B
  • Mano destra: l’indice copre J/U/M/H/Y/N, il medio I/K, l’anulare O/L, il mignolo P e i tasti a destra

 

All’inizio, rispettare questa suddivisione sembra innaturale e rallenta la scrittura rispetto alle abitudini già acquisite. È la fase più delicata dell’apprendimento: il cervello tende a tornare agli schemi consolidati, e la tendenza a guardare la tastiera per trovare conferma di dove si trovano le dita è quasi irresistibile. 

È per questo che i corsi strutturati prevedono una progressione graduale — si inizia con pochi tasti, si aggiungono zone man mano che quelle precedenti sono memorizzate — fino a quando il movimento diventa automatico e la velocità supera quella delle vecchie abitudini.

La parola “cieca” si riferisce esattamente a questo: scrivere senza guardare i tasti, con gli occhi fissi sullo schermo o sul documento, come avviene per un pianista che non guarda i tasti mentre suona.

Vantaggi concreti: velocità, precisione e riduzione della fatica

Imparare la tecnica dei 10 dita produce effetti misurabili e duraturi su tre dimensioni distinte: la velocità di scrittura, la precisione e il comfort fisico durante l’utilizzo prolungato della tastiera.

Velocità. Chi scrive con due o quattro dita raggiunge mediamente una velocità compresa tra 20 e 40 parole al minuto. Un dattilografo che ha acquisito la tecnica dei 10 dita si assesta stabilmente tra le 60 e le 80 parole al minuto in condizioni normali, con punte che nei professionisti più esperti superano le 100. 

In termini pratici, questo significa che una lettera che prima richiedeva 15 minuti di digitazione ne richiede 5, che un verbale compilato in un’ora ne occupa meno di mezz’ora, che la parte meccanica del lavoro si riduce in modo sostanziale, liberando tempo e attenzione per le attività che richiedono ragionamento.

Precisione. La tecnica dei 10 dita riduce gli errori di battitura perché il movimento è sistematico e ripetibile: ogni tasto è sempre raggiunto dallo stesso dito, con lo stesso angolo e la stessa traiettoria. 

Gli errori tipici di chi scrive “a caccia di tasti” — la lettera sbagliata perché la mano era spostata di un centimetro, il tasto mancato perché il dito era in ritardo — diminuiscono progressivamente con la pratica. Il risultato è un testo che richiede meno correzioni e un processo di revisione più rapido.

Riduzione della fatica. Questo è forse il vantaggio meno citato ma più apprezzato da chi lavora molte ore al giorno al computer. La postura corretta prevista dalla tecnica dattilografica — polsi dritti, gomiti a 90°, dita che si muovono verticalmente invece di scivolare lateralmente — riduce il carico sulle articolazioni delle mani e dei polsi. 

Chi soffre di affaticamento muscolare dopo lunghe sessioni di digitazione spesso scopre che il problema non è la quantità di scrittura, ma la modalità: movimenti inefficienti e posture scorrette moltiplicano lo sforzo a parità di output. La tastiera cieca, una volta interiorizzata, è strutturalmente meno affaticante.

Per chi lavora in segreteria scolastica — con ore quotidiane di inserimento dati, redazione di documenti e gestione di comunicazioni — questi tre vantaggi si traducono in una differenza concreta nella qualità del lavoro e nel benessere fisico nel lungo periodo.

Precisione e velocità con il corso di dattilografia
Precisione e velocità con il corso di dattilografia

Cosa impari in un corso di dattilografia: contenuti e programma

Un corso di dattilografia strutturato non è una raccolta di esercizi di digitazione libera. È un percorso progressivo che parte dalle fondamenta — la postura, la posizione delle mani, la logica della tastiera — e costruisce gradualmente la memoria muscolare necessaria per scrivere in modo automatico, veloce e preciso. 

Ogni fase ha un obiettivo specifico, e saltarne una compromette le successive: chi impara i tasti della riga home senza aver corretto la postura continuerà ad affaticarsi; chi inizia con esercizi di velocità prima di aver memorizzato le zone rallenterà ogni volta che incontra un tasto non ancora consolidato. 

La progressione non è arbitraria: riflette il modo in cui il sistema nervoso acquisisce e stabilizza nuovi schemi motori.

Postura corretta e posizione delle mani sulla tastiera QWERTY

Prima ancora di toccare i tasti, un corso di dattilografia ben strutturato dedica tempo alla postura. Non è un dettaglio accessorio: è la condizione che rende sostenibile la scrittura prolungata e che previene i problemi muscolari che affliggono chi digita molte ore al giorno in posizioni scorrette.

La posizione corretta prevede che la schiena sia dritta e appoggiata allo schienale della sedia, con le spalle rilassate e non sollevate. I gomiti formano un angolo di circa 90° e rimangono vicini al corpo, senza allargarsi verso l’esterno. 

Gli avambracci sono paralleli al piano della scrivania o leggermente inclinati verso il basso. I polsi non devono appoggiarsi alla tastiera durante la digitazione: devono rimanere sollevati e liberi di muoversi, toccando la superficie solo nelle pause tra una sequenza e l’altra.

Appoggiare i polsi mentre si scrive costringe le dita a piegarsi verso l’alto per raggiungere i tasti, comprimendo i tendini e aumentando il rischio di affaticamento e, nel lungo periodo, di disturbi come la sindrome del tunnel carpale.

Le dita devono essere leggermente curve, con la punta che batte il tasto verticalmente e non di piatto. Immagina di tenere in mano una pallina morbida: quella curvatura naturale è la forma che le dita devono mantenere sulla tastiera. 

Lo schermo deve essere posizionato all’altezza degli occhi o leggermente al di sotto, per evitare che il collo rimanga piegato verso l’alto o verso il basso durante la sessione di lavoro.

La posizione di riposo delle mani — quella a cui si torna automaticamente tra un movimento e l’altro — è sulla riga centrale della tastiera: indice sinistro sul tasto F, indice destro sul tasto J. 

Non è casuale che questi due tasti abbiano, sulla maggior parte delle tastiere, un piccolo rilievo o una tacca: sono i punti di riferimento tattili che permettono di ritrovare la posizione base senza abbassare lo sguardo.

Le zone della tastiera: riga home, riga superiore e riga inferiore

La tastiera QWERTY è organizzata in tre righe principali, ognuna delle quali viene affrontata nel corso in momenti diversi e con obiettivi distinti.

La riga home — o fila centrale — è il punto di partenza di tutto il sistema. Contiene, in una tastiera italiana standard, i tasti A, S, D, F, G a sinistra e H, J, K, L, Ò a destra. È la fila su cui le dita riposano e da cui partono tutti i movimenti. È quella che viene appresa per prima, quella che deve diventare automatica prima di procedere, e quella a cui le dita devono tornare dopo ogni spostamento verso le altre righe. Il motivo per cui si chiama “home” è esattamente questo: è la base, il punto di riferimento stabile da cui il resto si organizza.

La riga superiore — quella che in una tastiera italiana contiene Q, W, E, R, T, Y, U, I, O, P — viene affrontata nella seconda fase del percorso formativo, una volta che la riga home è consolidata. I movimenti richiesti per raggiungerla sono verticali e verso l’alto: ogni dito si solleva dalla propria posizione base, sale di una fila, preme il tasto di competenza e ritorna. La difficoltà principale in questa fase non è la distanza — che è minima — ma la precisione: il dito deve salire esattamente sulla propria colonna, senza scivolare lateralmente verso i tasti adiacenti.

La riga inferiore — Z, X, C, V, B, N, M e i segni di punteggiatura — è quella che richiede il maggiore adattamento, perché il movimento verso il basso risulta inizialmente meno naturale rispetto a quello verso l’alto. Le dita devono piegarsi di più, e la tendenza a utilizzare dita diverse da quelle assegnate è più marcata. I corsi strutturati introducono questa riga per ultima, quando la memoria muscolare delle righe precedenti è già stabile e il cervello può dedicarsi all’apprendimento di nuovi schemi senza dover contemporaneamente consolidare quelli vecchi.

A queste tre righe principali si aggiungono la riga dei numeri — in cima alla tastiera — e i tasti speciali (Maiusc, Invio, Backspace, tabulazione), ciascuno dei quali viene assegnato a un dito specifico e introdotto nel percorso nel momento opportuno. Il tasto Maiusc merita una menzione a parte: va sempre premuto con il mignolo della mano opposta a quella che batte la lettera da rendere maiuscola, in modo da non interrompere il ritmo della digitazione.

Esercizi progressivi: dalla memorizzazione alla velocità

Il programma di un corso di dattilografia segue una logica di progressione che rispecchia come funziona l’apprendimento motorio: prima la correttezza, poi la fluidità, infine la velocità. Invertire quest’ordine — cercare di andare veloci prima di aver memorizzato i tasti — è l’errore più comune e quello che produce i risultati peggiori, perché consolida abitudini scorrette difficili da correggere in seguito.

La prima fase è quella della memorizzazione pura. Gli esercizi propongono sequenze di tasti limitate alla riga home, ripetute lentamente e con attenzione alla posizione di ogni dito. Non si tratta di scrivere testi di senso compiuto, ma di addestrare le dita a trovare i propri tasti senza l’aiuto degli occhi. In questa fase la velocità è irrilevante: l’obiettivo è costruire le associazioni neurologiche tra il tasto e il dito che lo deve premere.

La seconda fase introduce gradualmente le righe superiore e inferiore, un gruppo di tasti alla volta. Tipicamente si lavora su coppie di lettere simmetriche — quelle coperte dall’indice destro e sinistro contemporaneamente — poi si aggiungono le lettere degli altri diti, poi le combinazioni tra righe diverse. Gli esercizi in questa fase sono ancora lenti e metodici, ma cominciano a includere parole reali e brevi frasi, che aiutano il cervello a contestualizzare i movimenti e a costruire sequenze motorie più lunghe.

La terza fase è quella degli esercizi di fluidità: si scrivono testi completi, si mantiene il ritmo costante, si lavora per eliminare le esitazioni. La fluidità non è velocità: è l’assenza di interruzioni, la capacità di passare da un tasto all’altro senza micro-pause di incertezza. È il segnale che la memoria muscolare si è stabilizzata e che il movimento è diventato automatico.

Solo quando la fluidità è consolidata ha senso introdurre gli esercizi di velocità, che puntano ad aumentare progressivamente il numero di parole al minuto attraverso sessioni cronometrate, testi di difficoltà crescente e la consapevolezza del proprio ritmo. In questa fase entrano in gioco anche la gestione dell’errore — imparare a non fermarsi per correggere ogni sbaglio, mantenendo il flusso e tornando indietro solo alla fine — e la resistenza, cioè la capacità di mantenere velocità e accuratezza per periodi prolungati.

Come si misura la velocità: parole al minuto (WPM) e battute all’ora

La velocità di digitazione si misura con due unità di misura principali, utilizzate in contesti diversi e con logiche diverse.

La più diffusa a livello internazionale — e quella adottata dalla maggior parte dei software di addestramento e dei test online — è il WPM, acronimo di Words Per Minute, ovvero parole al minuto

Per convenzione, in ambito dattilografico una “parola” corrisponde a cinque battiture, indipendentemente dalla lunghezza effettiva delle parole nel testo. Questo standard permette di confrontare velocità diverse su testi diversi in modo uniforme: se in un minuto digiti 300 caratteri, la tua velocità è 60 WPM (300 ÷ 5). 

La maggior parte dei principianti si assesta tra i 20 e i 40 WPM; chi ha completato un corso strutturato raggiunge stabilmente i 60-80 WPM; i dattilografi professionisti superano i 100 WPM, con i record mondiali che si collocano oltre i 200.

In Italia — soprattutto nei contesti amministrativi pubblici, nelle prove concorsuali e nella tradizione formativa legata alla dattilografia — è ancora diffusa la misurazione in battute all’ora (b/h), che conta il numero complessivo di caratteri digitati nel corso di un’ora. 

La conversione tra le due unità è semplice: 1 WPM equivale a circa 300 battute all’ora. Una velocità di 60 WPM corrisponde quindi a circa 18.000 battute all’ora, che rappresenta storicamente il livello minimo richiesto per un impiego in segreteria. I livelli di riferimento tradizionali per la dattilografia amministrativa sono:

  • Livello base: 9.000–12.000 b/h (30–40 WPM) — sufficiente per attività di inserimento dati elementari
  • Livello medio: 15.000–18.000 b/h (50–60 WPM) — adeguato per la gestione ordinaria di segreteria
  • Livello avanzato: oltre 21.000 b/h (70+ WPM) — standard professionale per ruoli ad alta intensità di scrittura

 

Vale la pena precisare che la velocità, da sola, non è un indicatore completo di competenza dattilografica. Nei test e nelle prove di esame si tiene sempre conto anche dell’accuratezza, misurata come percentuale di caratteri corretti sul totale digitato. 

Una velocità di 80 WPM con un’accuratezza dell’85% è meno utile di una velocità di 60 WPM con il 98% di accuratezza: gli errori richiedono tempo per essere corretti, e nei testi amministrativi la precisione ha un valore che va ben al di là della velocità grezza. I migliori corsi di dattilografia insegnano a trovare il proprio equilibrio ottimale tra velocità e accuratezza, che è la vera competenza professionale.

Tastiera
Tastiera

Vantaggi del corso online: flessibilità, ritmo personale, accesso H24

Il corso di dattilografia online presenta vantaggi strutturali che, per la maggior parte degli adulti che studiano mentre lavorano o gestiscono impegni familiari, non sono semplicemente convenienti ma necessari.

Il primo è la flessibilità totale degli orari. Un corso in presenza impone sessioni fisse, spesso serali o concentrate nel fine settimana, con cadenze stabilite dall’ente erogatore. 

Un corso online elimina questo vincolo alla radice: i contenuti sono disponibili 24 ore su 24, sette giorni su sette, e ogni sessione di studio inizia quando lo studente è pronto — non quando lo è l’aula. Chi lavora a turni, chi ha figli piccoli, chi vive in un comune senza offerta formativa locale, chi semplicemente preferisce studiare alle sei del mattino o alle undici di sera: tutte queste situazioni, incompatibili con un corso in presenza, diventano perfettamente gestibili online.

Il secondo vantaggio è la possibilità di procedere al proprio ritmo. La dattilografia è una disciplina in cui i tempi di apprendimento variano significativamente da persona a persona: chi ha già una buona dimestichezza con la tastiera consolida la riga home in pochi giorni, chi parte da zero ha bisogno di più ripetizioni prima che i movimenti diventino automatici. Online, ognuno avanza quando è pronto, ripete gli esercizi che richiedono più pratica e salta le fasi già acquisite.

Il terzo elemento è l’accesso immediato a tutto il materiale didattico. Videolezioni, esercitazioni, test intermedi e risorse di approfondimento sono disponibili da subito, senza attendere che il calendario delle lezioni raggiunga un determinato argomento. Questo permette anche di tornare su concetti già affrontati — rivedere la spiegazione di una zona della tastiera, ripetere un esercizio specifico — ogni volta che lo si ritiene utile, senza dover chiedere al docente di tornare indietro o aspettare la lezione di recupero.

A questi vantaggi si aggiunge, nel caso specifico dei corsi riconosciuti ai fini del punteggio ATA, la possibilità di sostenere l’esame finale da casa, senza doversi spostare presso una sede fisica. Il risultato — l’attestato in PDF — è disponibile per il download immediatamente dopo il superamento della prova, senza attese per spedizioni postali o ritiri in ufficio.

Corso dattilografia e Personale ATA: il valore in graduatoria

Imparare a scrivere con 10 dita è un’abilità utile in qualsiasi contesto lavorativo. Ma per chi aspira a entrare nel personale ATA delle scuole pubbliche come Assistente Amministrativo, la dattilografia ha un valore aggiuntivo molto preciso: 1 punto nelle graduatorie di terza fascia, riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito attraverso una voce specifica della tabella di valutazione dei titoli. 

Non si tratta di un punteggio simbolico. In graduatorie dove la distanza tra una posizione utile e una posizione di coda si misura in frazioni di punto, 1 punto intero è un vantaggio concreto e misurabile — a condizione che l’attestato soddisfi i requisiti normativi esatti che la legge prescrive.

1 punto per l’Assistente Amministrativo: cosa dice la normativa

Il riferimento normativo è il Decreto Ministeriale 89 del 21 maggio 2024, che disciplina le modalità di aggiornamento delle graduatorie ATA di terza fascia e allega le tabelle di valutazione dei titoli per ciascun profilo professionale. Nell’Allegato A, alla tabella relativa al profilo di Assistente Amministrativo, compare la voce: “attestato di addestramento professionale di dattilografia rilasciato dallo Stato, Regioni o Comuni”, a cui viene attribuito il valore di 1 punto.

Non è la prima volta che questo titolo compare nelle tabelle ministeriali: la voce è presente, con lo stesso valore, nei decreti che hanno disciplinato i precedenti aggiornamenti delle graduatorie ATA. Il DM 89/2024 ne ha confermato la validità nonostante il parere critico espresso dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, che nel corso dell’iter consultivo aveva definito “anacronistico” mantenere un punteggio specifico per la dattilografia nell’attuale contesto digitale. Il Ministero ha scelto diversamente, confermando il titolo nella tabella vigente — e questo è ciò che conta ai fini pratici per chi si prepara alle graduatorie del 2027.

Vale la pena sottolineare come si collochi questo punto nel quadro complessivo del punteggio ATA. La valutazione dei candidati si basa su tre componenti: il titolo di accesso, i titoli culturali e il servizio prestato. Per chi si iscrive per la prima volta senza esperienza lavorativa nelle scuole, il punteggio è determinato quasi interamente dalle prime due voci. In questo contesto, 1 punto da dattilografia rappresenta il valore più alto ottenibile tra i titoli culturali accessibili con un percorso formativo breve. Solo la qualifica di Segretario Coordinatore Amministrativo (1,5 pt) supera questo valore.

Perché il corso deve essere istituito da un ente pubblico

Qui si trova la condizione che divide i corsi di dattilografia che producono un punto in graduatoria da quelli che non lo producono. E non è una distinzione sottile: è la differenza tra un attestato che vale 1 punto e un attestato che vale zero, indipendentemente dalla qualità del corso, dalla durata, dal contenuto delle videolezioni o dalla reputazione del provider.

La norma è esplicita: l’attestato deve essere “rilasciato dallo Stato, Regioni o Comuni”. Questo significa che il soggetto istitutore del corso — quello che lo ha deliberato formalmente, che ne ha stabilito il programma e sotto la cui responsabilità viene rilasciato il documento finale — deve essere un ente pubblico territoriale. Non un ente privato accreditato dalla Regione. 

Non una società di formazione che opera in convenzione con un comune. Non una piattaforma online che ha ottenuto un riconoscimento ministeriale come ente di formazione. Un ente pubblico che ha istituito il corso con un atto deliberativo formale: una delibera comunale, un provvedimento regionale, un atto statale.

La FAQ 16 pubblicata dal MIM in occasione dell’aggiornamento delle graduatorie 2024 ha chiarito questo punto in modo definitivo, rispondendo ai numerosi dubbi sollevati da candidati e uffici scolastici: gli attestati rilasciati da enti privati, anche se accreditati per la formazione professionale, non sono valutabili. Il requisito dell’ente pubblico istitutore non è derogabile e non ammette interpretazioni estensive.

Ente pubblico
Ente pubblico

Distinzione tra ente accreditato e ente istitutore pubblico

La distinzione pratica è tra due figure che spesso vengono confuse:

L’ente accreditato è un soggetto privato — una società, un’associazione, una fondazione — che ha ottenuto dalla Regione o dal Ministero il riconoscimento della propria capacità di erogare formazione professionale secondo determinati standard. L’accreditamento certifica la qualità del provider, non la natura pubblica del titolo che rilascia. Un ente privato accreditato può erogare corsi eccellenti, ma i suoi attestati di dattilografia non sono valutabili nelle graduatorie ATA.

L’ente istitutore pubblico è invece un Comune, una Regione o un’amministrazione statale che ha deliberato formalmente la creazione di un corso di dattilografia, assumendosi la responsabilità istituzionale dell’intero percorso — dalla progettazione didattica all’esame finale, dal rilascio dell’attestato alla sua validità legale. È questo soggetto che conferisce al documento il valore normativo richiesto dalla tabella ministeriale.

Nel caso del nostro corso, l’ente istitutore è il Comune di Spezzano Albanese (CS), che ha deliberato il corso con la Delibera DGC n. 31 dell’11 aprile 2024. Scuola Moscati gestisce la piattaforma formativa e l’erogazione didattica, ma l’atto che fonda la validità dell’attestato è la delibera comunale — un documento pubblico, consultabile e verificabile. Questa architettura — ente pubblico istitutore, provider privato erogatore — è esattamente la struttura che la normativa richiede e che la FAQ 16 del MIM ha confermato come valida.

Prima di iscriversi a qualsiasi corso di dattilografia che prometta punti in graduatoria, è quindi indispensabile verificare non solo che il corso esista e che il provider sia serio, ma che vi sia a monte la delibera di un ente pubblico che lo istituisce formalmente. 

Se questa delibera non viene mostrata su richiesta, o se la risposta alla domanda è vaga — “siamo accreditati dalla Regione”, “collaboriamo con un comune”, “il nostro corso è riconosciuto dal MIM” senza ulteriori specifiche — il rischio concreto è quello di conseguire un attestato privo di valore nelle graduatorie.

Per quali profili ATA NON vale 

L’attestato di dattilografia è un titolo a validità ristretta: la normativa lo riconosce per un solo profilo professionale, e per tutti gli altri è semplicemente inesistente ai fini del punteggio. 

Non è una limitazione interpretativa introdotta dagli uffici scolastici in sede di valutazione: è la struttura stessa delle tabelle allegate al DM 89/2024, in cui la voce compare esclusivamente nella scheda dell’Assistente Amministrativo e non è presente in nessun’altra tabella di profilo.

I profili ATA per cui l’attestato non produce punteggio sono tutti gli altri: il Collaboratore Scolastico, figura numericamente più diffusa nelle graduatorie ATA di terza fascia, non trova alcun beneficio dall’attestato di dattilografia. 

Lo stesso vale per l’Assistente Tecnico — indipendentemente dall’area di riferimento — per l’Operatore Scolastico, il Cuoco, l’Infermiere, il Guardarobiere e l’Addetto alle Aziende Agrarie. In nessuno di questi profili la voce “attestato di addestramento professionale di dattilografia” compare nella tabella dei titoli valutabili: inserirla nella domanda non produce nessun punteggio aggiuntivo e — in caso di controllo formale — può configurare una dichiarazione non veritiera ai sensi del DPR 445/2000.

Per chi vuole verificare in modo autonomo e definitivo se un titolo è valutabile per il proprio profilo, il riferimento è diretto: l’Allegato A del DM 89/2024, disponibile sul sito del MIM, contiene le tabelle di valutazione per ciascun profilo. 

Basta individuare la tabella del profilo di interesse e verificare se la voce “attestato di addestramento professionale di dattilografia” è presente. Se non compare, il titolo non è valutabile — e nessuna circolare, interpretazione o prassi locale può modificare questo dato.

Come scegliere il corso di dattilografia giusto per le graduatorie ATA

Il mercato della formazione online dedicata al personale ATA è cresciuto rapidamente negli ultimi anni, e con esso anche il numero di corsi che si presentano come validi per le graduatorie. Non tutti lo sono. 

La scelta del corso giusto non riguarda la qualità delle videolezioni, la grafica della piattaforma o il numero di esercizi disponibili: riguarda la struttura giuridica che sta dietro al documento finale. 

Un corso didatticamente eccellente ma privo dei requisiti normativi produce un attestato che vale zero in graduatoria. Sapere cosa cercare — e cosa verificare prima di pagare — è l’unica protezione concreta contro questo rischio.

I requisiti obbligatori: delibera comunale, 200 ore, esame finale

Esistono tre requisiti che un corso di dattilografia deve soddisfare cumulativamente perché l’attestato finale sia inseribile nelle graduatorie ATA terza fascia. Non sono requisiti alternativi — basta che uno manchi perché il titolo non sia riconoscibile — e non sono negoziabili: derivano direttamente dalla normativa ministeriale e dalla FAQ 16 del MIM.

Il primo è la delibera di un ente pubblico istitutore. Come illustrato in precedenza, il corso deve essere stato formalmente istituito da un Comune, una Regione o un’amministrazione statale attraverso un atto deliberativo ufficiale. La delibera non è un dettaglio burocratico accessorio: è il fondamento giuridico che distingue un attestato valido da uno privo di valore nelle graduatorie. 

Il secondo requisito è il monte ore minimo di 200 ore. Questo parametro è fissato dalle linee guida ministeriali per i percorsi di addestramento professionale e deve essere documentato, non solo dichiarato. 

La documentazione del monte ore avviene tipicamente attraverso il tracciamento delle attività sulla piattaforma: ogni videolezione completata, ogni esercizio svolto, ogni test intermedio superato contribuisce al conteggio totale. Al termine del percorso, il registro delle ore deve attestare il raggiungimento della soglia minima. 

Il terzo requisito è l’esame finale con commissione. Il corso deve concludersi con una prova formale che certifica il superamento del percorso formativo e giustifica il rilascio dell’attestato. Non è sufficiente completare i moduli o raggiungere le 200 ore: deve esserci un momento valutativo distinto, strutturato, con una soglia di superamento definita. L’attestato che ne deriva non è un “certificato di partecipazione” — documento privo di qualsiasi valore nelle graduatorie — ma un attestato di addestramento professionale che presuppone una valutazione delle competenze acquisite.

Solo quando tutti e tre questi elementi sono presenti e documentabili il corso produce un attestato inseribile nella domanda ATA. La verifica di tutti e tre, prima dell’iscrizione, è il minimo indispensabile.

Corso di 200 ore
Corso di 200 ore

Come verificare che il corso sia riconosciuto dal MIM

La prima cosa da chiarire è terminologica, perché genera molta confusione: il MIM non pubblica un elenco ufficiale di “corsi di dattilografia riconosciuti”. Il riconoscimento non avviene per approvazione preventiva del singolo corso, ma per conformità dei requisiti normativi al momento della valutazione della domanda. 

Ciò significa che non puoi andare sul sito del Ministero e cercare il nome del corso che stai considerando per verificare se è nella lista: quella lista non esiste. La verifica è a tuo carico, e si fa controllando che il corso soddisfi i requisiti che la normativa prescrive.

In pratica, la verifica si articola in due passi concreti da fare prima di qualsiasi pagamento.

Il primo è richiedere al provider la delibera dell’ente pubblico istitutore con numero, data e oggetto. Se il provider non la fornisce spontaneamente sulla propria pagina, mandare un’email o usare la chat del sito per richiederla esplicitamente è lecito e opportuno. 

Il secondo passo è verificare che il monte ore dichiarato — almeno 200 — sia tracciato dalla piattaforma e non solo affermato nella descrizione commerciale del corso. 

Un ulteriore controllo, utile ma non sempre praticabile, è contattare direttamente l’Ufficio Scolastico Provinciale (ATP) della provincia in cui si intende presentare domanda e descrivere le caratteristiche del corso che si sta valutando — ente istitutore, estremi della delibera, monte ore, modalità d’esame — chiedendo un parere orientativo sulla valutabilità dell’attestato. Non è una procedura formale e la risposta non ha valore vincolante, ma in molti casi gli uffici forniscono indicazioni utili che permettono di evitare errori costosi.

Attestato scaricabile subito vs spedizione cartacea: cosa cambia in pratica

La modalità di rilascio dell’attestato è un aspetto che molti sottovalutano in fase di scelta del corso, salvo poi scoprirne l’importanza quando si avvicina la finestra di presentazione delle domande ATA — che ha una durata limitata e non prevede proroghe per chi non ha ancora ricevuto i propri documenti.

I corsi che rilasciano l’attestato in formato PDF scaricabile immediatamente dopo il superamento dell’esame finale hanno un vantaggio logistico concreto: il documento è disponibile nel giro di minuti, può essere salvato, stampato, duplicato e allegato alla domanda senza dipendere da tempi di spedizione, uffici postali o procedure burocratiche intermedie. 

Per chi sostiene l’esame a ridosso della scadenza della finestra di domanda — o semplicemente per chi preferisce non avere variabili logistiche fuori dal proprio controllo — questa modalità elimina una fonte di ansia e di rischio.

I corsi che prevedono la spedizione cartacea dell’attestato introducono invece una serie di variabili che non dipendono dallo studente: i tempi di produzione e spedizione del documento fisico, i ritardi postali, gli eventuali problemi di recapito, la necessità di essere presenti all’indirizzo di consegna. 

Quanto costa un corso valido: range di prezzi e cosa includono

Il costo di un corso di dattilografia valido per le graduatorie ATA varia in un range abbastanza ampio, ma con una logica sottostante che vale la pena comprendere per orientarsi senza farsi attrarre da prezzi apparentemente convenienti che nascondono prodotti inadeguati.

La fascia bassa del mercato — corsi proposti tra i 9 e i 30 euro su piattaforme generaliste — comprende quasi esclusivamente corsi che rilasciano attestati di partecipazione o certificazioni private prive di qualsiasi valore nelle graduatorie ATA. 

Non perché il contenuto didattico sia necessariamente scarso, ma perché mancano strutturalmente dei requisiti normativi: nessuna delibera pubblica, nessun monte ore documentato, nessun esame finale formale. Acquistare un corso in questa fascia di prezzo con l’aspettativa di ottenere un punto in graduatoria è un errore che costa tempo oltre che denaro.

La fascia dei corsi effettivamente validi per le graduatorie ATA — quelli con delibera pubblica, 200 ore certificate ed esame finale riconoscibile — si colloca tipicamente tra i 50 fino a 150 euro per il corso singolo. 

Il nostro corso di dattilografia online: accesso immediato, attestato riconosciuto MIM

Applicando i criteri illustrati nella sezione precedente al corso di dattilografia di Scuola Moscati, i requisiti normativi sono verificabili uno per uno, con documenti alla mano. 

Non si tratta di affermazioni commerciali: ogni elemento che qualifica l’attestato finale come valido per le graduatorie ATA ha una fonte pubblica e consultabile. Di seguito, il dettaglio di come è strutturato il corso e cosa produce al termine del percorso.

Istituito dal Comune di Spezzano Albanese (CS): delibera e validità nazionale

Il corso è formalmente istituito dal Comune di Spezzano Albanese, in provincia di Cosenza, con Delibera della Giunta Comunale n. 31 dell’11 aprile 2024. Questo atto deliberativo è il fondamento giuridico dell’intero percorso: è la delibera che trasforma un corso di formazione online in un addestramento professionale istituito da ente pubblico, e che conferisce all’attestato finale il valore previsto dalla tabella ministeriale allegata al DM 89/2024.

La scelta del Comune come ente istitutore non è casuale né accessoria: è la struttura che la normativa richiede, e quella che la FAQ 16 del MIM ha confermato come valida. 

La validità è nazionale: l’attestato può essere inserito nelle domande di inserimento o aggiornamento nelle graduatorie ATA di terza fascia di qualsiasi provincia italiana, senza restrizioni geografiche legate alla sede del Comune istitutore.

La normativa ministeriale non prevede limiti territoriali per il riconoscimento dei titoli: un attestato rilasciato da un Comune della Calabria è valido a Milano, a Torino, a Roma e in qualsiasi altra provincia. Il valore del titolo — 1 punto per il profilo di Assistente Amministrativo — è lo stesso su tutto il territorio nazionale.

Comune di Spezzano Albanese
Comune di Spezzano Albanese

Struttura del percorso: 7 unità didattiche, teoria + esercizi pratici

Il percorso formativo è organizzato in 7 unità didattiche progressive, ciascuna delle quali combina componenti teoriche e componenti pratiche in modo integrato. 

La struttura non è una semplice sequenza di videolezioni da guardare passivamente: ogni unità prevede momenti di applicazione diretta, in cui lo studente mette alla prova le competenze appena acquisite attraverso esercizi sulla tastiera, simulazioni di digitazione e test di autovalutazione.

Le prime unità introducono le fondamenta: la postura corretta, la posizione delle mani sulla tastiera, la logica della suddivisione per dita e la riga home. È la fase più delicata dell’intero percorso, quella in cui si costruiscono le abitudini motorie che determineranno la qualità della tecnica nelle fasi successive. Il materiale didattico in questa sezione è particolarmente dettagliato, con spiegazioni visive della posizione delle dita e feedback sugli errori più comuni da evitare fin dall’inizio.

Le unità centrali introducono progressivamente le righe superiore e inferiore della tastiera, i tasti speciali, la gestione delle maiuscole e della punteggiatura. Ogni nuova zona viene presentata in isolamento prima di essere integrata con quelle già apprese, seguendo la progressione didattica che i corsi strutturati hanno affinato nel tempo: prima la correttezza del movimento, poi la fluidità, infine la velocità. Gli esercizi in questa fase passano dalle sequenze di tasti isolati alle parole, dalle parole alle frasi brevi, dalle frasi ai testi completi.

Le unità finali sono dedicate al consolidamento e all’incremento della velocità. Gli esercizi propongono testi di lunghezza e complessità crescente, sessioni cronometrate per misurare il WPM, e simulazioni della prova d’esame che permettono allo studente di familiarizzare con il formato della prova finale prima di sostenerla ufficialmente. 

I test intermedi al termine di ogni unità svolgono una duplice funzione: verificare che le competenze dell’unità siano state acquisite prima di procedere a quella successiva, e contribuire al tracciamento del monte ore complessivo che documenta il completamento delle 200 ore previste dal percorso.

L’accesso a tutti i contenuti è immediato dall’iscrizione: non c’è un’apertura progressiva delle unità scandita da un calendario esterno. Lo studente può avanzare al proprio ritmo, dedicare più tempo alle sezioni che richiedono maggiore pratica, tornare sulle unità precedenti ogni volta che lo ritiene utile, e organizzare le sessioni di studio in base ai propri impegni — senza vincoli di orario, da qualsiasi dispositivo con connessione internet.

L’esame finale: 30 domande, 45 minuti, ripetibile gratuitamente

Al termine del percorso formativo, lo studente sostiene l’esame finale online direttamente dalla piattaforma, senza necessità di spostarsi presso una sede fisica. La prova è strutturata in 30 domande a risposta multipla da completare in un tempo massimo di 45 minuti. Le domande coprono gli argomenti teorici affrontati nel corso — principi della dattilografia, tecnica dei 10 dita, organizzazione della tastiera, postura e ergonomia — e verificano la comprensione dei contenuti acquisiti durante il percorso.

L’esame è ripetibile gratuitamente, senza costi aggiuntivi. Chi non raggiunge la soglia al primo tentativo può tornare sui moduli, consolidare le aree in cui ha incontrato più difficoltà e ripresentarsi alla prova quando si sente pronto. 

Non ci sono penali, non ci sono spese extra da sostenere. L’obiettivo dichiarato è che ogni studente che ha completato il percorso arrivi all’attestato: il meccanismo dell’esame ripetibile è la garanzia concreta di questo impegno.

Attestato disponibile subito dopo il superamento in formato PDF

Superato l’esame, l’attestato viene generato automaticamente e reso disponibile per il download in formato PDF direttamente dalla piattaforma, senza attese. Non ci sono fasi intermedie di validazione manuale, non ci sono uffici che devono approvare il documento, non ci sono spedizioni da attendere: il file è pronto nel momento in cui la prova viene superata.

Il documento riporta tutti gli elementi necessari per il riconoscimento nelle graduatorie ATA: la denominazione esatta prevista dalla normativa — “Attestato di Addestramento Professionale di Dattilografia” — il nome e i dati del candidato, la data di rilascio, il riferimento alla Delibera DGC n. 31 dell’11 aprile 2024 del Comune di Spezzano Albanese e gli elementi identificativi del percorso formativo completato. 

Sono le stesse informazioni che andranno dichiarate nella sezione “titoli culturali” della domanda su Polis Istanze Online: nome dell’ente istitutore, estremi della delibera, data di conseguimento.

Il formato PDF è un originale a tutti gli effetti ai fini delle graduatorie ATA. Polis Istanze Online non richiede l’allegato del documento in fase di invio della domanda — la dichiarazione è sostitutiva — e l’originale, in formato digitale o cartaceo, va conservato per le eventuali verifiche successive richieste dall’Ufficio Scolastico Provinciale. 

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Abbina il corso ad altri titoli e massimizza il punteggio in graduatoria

L’attestato di dattilografia è un punto di partenza solido, ma la strategia più efficace per un aspirante Assistente Amministrativo è costruire un punteggio complessivo combinando più titoli complementari. 

Scuola Moscati offre tutti i percorsi necessari per farlo, con corsi interamente online e riconosciuti dal MIM. Ecco le due combinazioni più vantaggiose, in ordine crescente di efficacia.

Dattilografia + CIAD/DigComp 2.2: il pacchetto minimo per entrare in graduatoria

Prima ancora di ragionare sul punteggio, c’è un prerequisito da non trascurare: senza la Certificazione Internazionale di Alfabetizzazione Digitale (CIAD), la domanda di inserimento nelle graduatorie ATA terza fascia per il profilo AA non è ammissibile. 

La CIAD è richiesta per tutti i profili ATA — ad eccezione del Collaboratore Scolastico — e per figure come l’Assistente Amministrativo vale esclusivamente come requisito di accesso, senza aggiungere punti in graduatoria.

La combinazione CIAD + dattilografia è quindi il punto di ingresso per chi vuole costruire un punteggio competitivo da zero: la CIAD sblocca l’accesso alla graduatoria, la dattilografia aggiunge subito 1 punto pieno di vantaggio su chi si limita al titolo di accesso.

Segretario Coordinatore Amministrativo
Segretario Coordinatore Amministrativo

Dattilografia + Segretario Coordinatore Amministrativo: la combinazione più efficace per l’AA

Per chi vuole costruire il punteggio più alto possibile, la combinazione da considerare è quella tra la dattilografia e la Qualifica di Segretario Coordinatore Amministrativo

Il corso di Scuola Moscati per questa figura vale 1,5 punti nelle graduatorie ATA per l’Assistente Amministrativo, come previsto dalle tabelle di aggiornamento 2024. La qualifica è riconosciuta a livello nazionale ed europeo, con livello EQF 5 nel Repertorio Regionale delle Qualifiche Professionali della Regione Campania. 

Il corso ha una durata di 300 ore, completabili interamente online in circa quattro mesi e mezzo attraverso la piattaforma Discentya, con un modello misto DAD/FAD: 84 ore di formazione teorica asincrona, 126 ore di lezioni in videoconferenza e 90 ore di tirocinio e attività laboratoriali online. 

Al termine del percorso, superato l’esame finale, viene rilasciata la qualifica professionale ai sensi del D.lgs 13/2013 e dell’art. 14 della Legge 845/78.

Aggiungendo alla dattilografia (1 pt) il corso di Segretario Coordinatore Amministrativo (1,5 pt), il candidato AA accumula 2,50 punti aggiuntivi dai soli titoli culturali — un vantaggio che, nelle province più competitive, può valere centinaia di posizioni in graduatoria.

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Domande frequenti sul corso di dattilografia

Ecco delle domande – fra le più richieste – sul corso di Dattilografia per personale ATA

Posso seguire il corso anche se non sono Personale ATA?

Sì, senza alcuna limitazione. Il nostro corso di dattilografia non ha requisiti di accesso legati al profilo professionale: chiunque voglia imparare la tecnica dei 10 dita, migliorare la propria velocità di digitazione o semplicemente acquisire una competenza spendibile in ambito lavorativo può iscriversi indipendentemente dalla propria situazione occupazionale attuale.

Il corso è frequentato da studenti universitari, liberi professionisti, impiegati del settore privato, lavoratori in cerca di riqualificazione e aspiranti ATA che si stanno preparando in anticipo rispetto all’apertura delle domande. In tutti questi casi, il percorso didattico è identico: stesse unità, stessi esercizi, stesso esame finale, stesso attestato.

La distinzione rilevante non riguarda chi può seguire il corso, ma chi può usare l’attestato per ottenere punteggio in graduatoria: quella possibilità è riservata a chi presenta domanda come Assistente Amministrativo nelle graduatorie ATA di terza fascia. 

Per tutti gli altri, l’attestato rimane un titolo professionale valido e spendibile — nei concorsi pubblici che lo prevedono tra i titoli valutabili, nel curriculum vitae, come documentazione di una competenza acquisita — anche se non produce punteggio nelle graduatorie ATA.

Il corso ha una scadenza dopo l’acquisto?

Il Corso non ha scadenza: l’unica variabile temporale concreta da tenere a mente riguarda le finestre di aggiornamento delle graduatorie ATA: queste hanno date di apertura e chiusura definite dal Ministero e non prorogabili.

Se vuoi che l’attestato sia inseribile nell’aggiornamento del 2027, devi averlo conseguito — esame superato, attestato scaricato — prima della chiusura della finestra di domanda. Il corso non scade, ma le graduatorie sì: organizzati con anticipo sufficiente rispetto alla scadenza ministeriale.

In quanto tempo posso completare il corso e ottenere l’attestato?

I tempi dipendono interamente dal ritmo di studio che riesci a mantenere. Il percorso è strutturato su 200 ore di formazione: non si tratta di 200 ore da trascorrere davanti allo schermo in modo passivo, ma di un monte ore che include videolezioni, esercitazioni pratiche, test intermedi e sessioni di allenamento sulla tastiera.

Una volta completate le unità e superato l’esame finale, l’attestato è disponibile per il download immediatamente. Non ci sono tempi di attesa amministrativi: dal momento in cui l’esame viene superato al momento in cui il PDF è scaricabile passano pochi minuti.

L’attestato è valido per il prossimo aggiornamento graduatorie 2027?

Sì, il decreto ministeriale attualmente in vigore — riconosce l’attestato di addestramento professionale di dattilografia come titolo valutabile per il profilo di Assistente Amministrativo, con un valore di 1 punto. 

Corso gratuito o a pagamento: quale vale per le graduatorie?

La risposta è netta: nessun corso gratuito produce un attestato valido per le graduatorie ATA. Non è una questione di pregiudizio verso la formazione gratuita — esistono risorse gratuite eccellenti per imparare la tecnica dei 10 dita — ma di requisiti strutturali che un corso gratuito non può soddisfare per definizione.

Un attestato valido per le graduatorie ATA richiede che il corso sia istituito da un ente pubblico tramite delibera formale, abbia un monte ore documentato di almeno 200 ore e si concluda con un esame finale certificato. 

Questi elementi hanno un costo reale di produzione e gestione: la procedura deliberativa con il Comune, la strutturazione del percorso formativo, il tracciamento certificato del monte ore, l’organizzazione e la gestione dell’esame finale, la generazione dell’attestato con valore legale. Nessuna di queste componenti è gratuita, e nessun provider può offrirle a costo zero mantenendo la struttura normativa necessaria.

⏳ Aggiornamento Graduatorie ATA 2027 ⏳

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